Cosa spinge un’uomo ad avvicinarsi al Mondo della politica o della vita sociale della popolazione? Forse è un cavallo nella testa che galoppa più di me, come dice Gianni Pettenati nella sua canzone;
“Ho un cavallo nella testa che mi porta via da te…”.
Tutto ciò potrebbe essere raffigurato come una contrapposizione tra tragedia greca con sfondo politico e la sua versione cavalleresca, romantica. L’eroe salverà la repubblica o la sua amata? Per addentrarci ancor più vorrei rimarcare il concetto di opera letteraria, che può variare ed attraversare le sette arti ma che alla fine si riduce a questo; raccontare una storia, raccontiamo storie dalla notte dei tempi, fino ad oggi con Instagram, dove, ancora odiernamente non ci siamo fermati di raccontare storie. La storia è l’assunto che gli individui di una popolazione rendono propri nell’immaginario collettivo riguardo ad avvenimenti avvenuti o meno nei tempi trascorsi e questo può coinvolgere i loro più prossimi antenati fino a lontani popoli e luoghi geografici. Anche in psicologia e sociologia la storia ha un ruolo fondamentale, quando una persona descrive qualcosa ad uno psicologo, ad un sociologo o a qualsiasi altra persona, sta “ricostruendo” la sua propria storia di vita e quindi la sua identità.
Finita la parentesi filologico/filosofica passiamo al concreto, che cos’è il cavallo nella testa? Arriva un certo punto della vita in cui l’uomo volente o nolente si ritrova davanti “tutta la storia”, la sua, quella dei suoi cari e di tutta l’umanità al tempo presente ma in alcuni casi: ò “la storia si ripete” come diceva il nostro Giovan Battista Vico, oppure come pensano alcuni popoli asiatici ed i britannici, essa è racchiusa in realtà in un unico attimo e che quindi l’intera Umanità andrebbe considerata aldilà dello tempo e dentro lo spazio ovviamente, che è anche l’unica cosa veramente tangibile da quando abbiamo iniziato a pensare, lo spazio è anche quello negato ad immigrati, a chi è sfruttato etc. Arrivati a questo punto, chi ha la fortuna o la capacità e gli strumenti per capire, parte, parte il cavallo nella testa che galoppa più di me e che mi porta via da te.
Sabato 5 Aprile, mentre il Movimento 5 Stelle manifesterà contro il ReArm Europe, il signorino Carlo Calenda e Giorgia Meloni presenzieranno al congresso di “Azione”. Tutti e due sono personaggi a cui il cavallo corre più di loro, sono tutti e due sia degli “Stalloni” romani anche se appartenenti a diversi “gruppi sociali”. Carlo Calenda: ragazzo padre a sedici anni e figlio della regista romana Cristina Comencini, anche lei ragazza madre ha avuto Carlo a diciassette anni.
Il cavallo di Calenda deve essere stato un puledro impennato o qualcosa di molto agitato, perché da quando si è catapultato in politica ha perso una quarantina di chili e non appare quasi mai con un volto rilassato, anzi, spesso sembra che Carlo sia il genitore di Cristina e non vice-versa. E’ spuntata ultimamente una foto che lo ritrae in giovane età e festate ad un party con Lapo Elkann, i due intorno a vent’anni di età.
Il partito di Azione fin’ora ha fatto solo giochi di sponda, ha fatto sponde praticamente da sempre, ha iniziato la carriera istituzionale con i governi Renzi e Gentiloni, quest’ultimo si è dichiarato favorevole a ReArm, Calenda, proprio come le “Calende Greche” del nostro “discorsetto tragico” ha affiancato l’Ucraina senza sé e senza ma dall’inizio del conflitto, recandosi più volte nel granaio d’Europa a “parlare con gli Ucraini”. Ha in più considerato e spinto più volte verso la nuclearizzazione autonoma del Paese…ed ora con l’altra “Furia cavallo del West” Giorgia Meloni che al momento per il suo cavallo sembra aver rinunciato alla sua vita privata, risulta da due anni “quasi” single e poco gossip all’orizzonte a riguardo. Forse vedremo il ritorno dell’Ancient Regime in grande stile e saremo testimoni di qualche unione politico/aristocratica con Musk o magari l’ex presidente di U.K. Sunak, dove per una delle prime volte l’abbiamo vista in atteggiamenti più civettuoli.
Soffermiamoci sul concetto di cavallo, che non è da sottovalutare e perché Gianni Pettinati a rimarcato questo concetto nella canzone del 1967? Il cavallo è l’animale più sfruttato dall’uomo dalla notte dei tempi, perché l’uomo, ha trovato come sostituire i muli, gli elefanti, anche quelli che venivano utilizzati per vestirsi sono stati alleggeriti dal magro compito, il cavallo continua a galoppare negli ippodromi ed a eseguire i doveri “istituzionali” in praticamente la totalità dei Paesi dove si trovi, il cavallo non si può sottrarre e non c’è posto dove possa emigrare che troverà sempre la stessa situazione, non mi risulta sia sacro, tranne per un tipo di spirito dei Nativi Americani, esiste anche un film a cartoni: “Spirit, cavallo selvaggio” che narra del popolo Lakota ed il loro rapporto con l’animale.
Siamo uomini o destrieri? Cosa avviene ad un certo punto, che spinge persone che provengono dalle esperienze più variopinte a farsi ostruzione, correre e farsi “spallina”? Perché il cavallo parte e non si ferma più?
A parere di chi scrive, la corsa parte perché si inizia a dare “rilevanza” alla politica, si arriva ad un punto dove si capisce che questa muove i fili del Mondo dall’inizio della storia e che ha una “sua storia” che nel tempo è stata interpretata più volte da tutte le casate, fazioni che compongono l’intera Umanità. Prima o poi bisognerà evolvere o arrivare ad un punto, perché il Mondo completamente “immaginario” e futile che ci vogliono proporre, non è fatato, non è bello, non è giusto. Il “Mondo Libero” ha appena fatto i conti con la verità: cioè che i popoli sono in lotta tra loro incessantemente e da “sempre”.
Calendino figlio di Cristina Comencini e nipote del grande regista Luigi Comencini, scorda forse che il nonno ha raccontato storie partigiane, ha chiuso la saga cinematografica di “Don Camillo e Peppone” ha raccontato giustappunto “La Storia” di Elsa Morante per la prima volta sul grande schermo, che ha avuto anche un rifacimento Rai, con Valerio Mastrandrea nel ruolo di Remo e Jasmine Trinca nel ruolo di Ida, che il padre avrebbe voluto chiamare Aida come l’opera di Verdi., personaggio realmente esistito e di origine…rullo di tamburi…Cosentine, Ida è un Ebrea da parte di madre convertita al Cattolicesimo.
Che cosa sta vivendo, Calendino, “il piccolo principe”? E sì, perché il nostro affezionatissimo è anche di nobili origini, avendo sposato Luigi Comencini la principessa Giulia Grifeo di Partanna, che cosa sta vivendo Calendino? Sarà mica una lotta di classe interna a sé stesso? E che è successo? Siamo quindi tutti preda della nostra personale lotta di classe? E senza fare i “passatisti” o i “fuori contesto” o “superati” dobbiamo annotare e dare alla storia questa nostra valutazione: Perché aleggia nelle testate giornalistiche l’assunto per cui quasi tutti i partiti e le persone al loro interno si riuniscono per appartenenza tribale a questa o quella casata e discendenza arcaica. Così non faremo altro che continuare “liticate”(così si chiamano i litigi in Cosentino) che provengono dalla fondazione di Jericho, la prima città dell’Eurasia? Oppure continuiamo “lietica”di Caino e Abele, chiediamo la prova del DNA, riapriamo il processo. Come dice Franco Battiato nella sua “Inneres Auge”: “Non ci siamo capiti, e perché mai dovremmo anche pagare gli extra a dei rincoglioniti”?
Il progresso è anche questo, mettersi dietro le spalle l’antico, il non “superato” il “superatissimo”.
Se questi litigano ancora per cose successe duemilacinquecento anni fa, come speriamo di uscirne, le opzioni di colonizzare altri pianeti potrebbe diventare una necessità a questo punto, forse anche per definitivamente sancire il fatto che evidentemente qualcuno preferisce rimanere “anni luce” distante dall’altro, questo si chiama disprezzo e penso al suo limite massimo. Disprezzare un individuo a tal punto che non ti basta più trattarlo come uno schiavo tra barconi, case fatiscenti e vita di merda da apolide e che ne cerchi di stare lontano, di non dargli la mano. La mano che è un simbolo universale di fratellanza e rispetto per gli esseri umani. Forse è arrivato il tempo degli uomini e gli dei rimarranno come icone, fari della nostra vita spirituale, ma che non deve entrare prepotentemente nella nostra vita politica, forse siamo all’alba di una nuova era dove tutti gli uomini della si uniranno in un’unità nazionale/mondiale oppure vinceranno le divisioni, il nucleare l’allontanamento di una parte della popolazione o il suo sterminio. E’ tutto nelle nostre mani in una tragedia greca dove forse si può provare a “salvare capre e cavoli”, si deve provare. Speriamo che Carlo Calenda abbia guardato o guardi nel prossimo futuro “Il compagno Don Camillo” diretto da suo nonno, in cui finalmente Don Camillo si reca nell’Unione Sovietica e Peppone negli Stati Uniti.
Insomma sappiamo da che parte stare nella lotta di classe che sta avvenendo dentro Calendino nostro. Sappiamo per chi fare io tifo e siamo sicuri che il suo spirito “bonario” avrà la meglio sulle discendenze ingombranti. “Azione” per chi, per cosa ? Possiamo ridurre la nostra esistenza ad una fiera del qualunquismo ed allo stesso tempo il suo contrario, ossia il “noto” il “famoso”. Cosa è un artista della settima arte se non un giullare Globale? Capace di riunire spettatori da tutto il Mondo.
E può il figlio e nipote di un giullare di questa levatura abbassarsi a diventare un semplice potente politico e despota guerrafondaio? La nostra risposta è: meglio di no e che il cavallo e spirito selvaggio segua “la sua strada”.
